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12 dicembre 2008
Dopo un volo davvero andato tutto liscio (Egyptair non ha badato ai nostri 38kg in esubero!) arriviamo, io e Colomba, al Flora Hostel alle 5.30 del mattino.. gli altri dormono ancora e noi muniti di Autan (l’aurora e l’imbrunire sono gli orari pasto delle zanzare!) attendiamo tra sigarette e chiacchiere l’arrivo del giorno mentre Edward continua a riposarsi in macchina. I miei vestiti di Roma sono decisamente inadatti qui ma la serata è fresca. Io mi bevo la mia prima Stoney di questa nuova esperienza africana e mi sento quasi a casa.
Dopo la modesta colazione del Flora, alle 8.30 siamo tutti svegli (Annika, Marco, Alberto, Cristina, Stefano, Valentina, Mauro e Edward, io e Colomba un po’ meno…) e cominciamo a muoverci per Nairobi. Obiettivi: il Chasex per cambiare i soldi ed una seconda colazione, con espresso vero (cioè italiano) al Trattoria, locale che assieme al Mediterraneo, è tra i più amati da chi, anche in Kenya, vuole sentirsi nel Bel Paese.
Dopo il Chasex un salto al Nakumatt, uno dei più grandi megastore presenti in Kenya; anche qui si può rimanere sconvolti dalla occidentalizzazione di questo paese, alcune volte si può parlare di progresso, di globalizzazione, di qualità della vita… in altri contesti di aspro confronto con la realtà distante solo a 1 kilometro, di consumismo, di errori già visti e strade già percorse… Ma la realtà è entrambe le cose, e fare da ponte fa riflettere, arricchisce e demolisce insieme…
Ad ogni modo il megastore è l’unico posto dove acquistare in un sol colpo scorte per 1 mese, per 15 persone, per un posto lontano 500km circa. Lo scontrino è kilometrico, un rullino intero, con tutto il necessario (o quasi) per il mese successivo, almeno seguendo la lista che Edward aveva con sé…
La macchine esplodono: il nostro Van (9 posti) guidato da James contiene parte della spesa. L’ambulanza di Edward il resto degli acquisti e tutte le nostre valigie, fino al tetto… Mai vista così piena, neanche da Mauro. Ci mettiamo in marcia, il viaggio è lunghissimo (per chi lo conosce) e dobbiamo ancora fermarci a prendere frutta e verdura che, per fortuna, ancora sono migliori ed economiche dai coltivatori diretti rispetto ai supermercati.
Io e Colomba ci addormentiamo stremati a più riprese ed io, essendo seduto vicino al portellone, ogni volta che ci fermiamo: la prima volta alla Del Monte (gli ananas convengono qui) mentre più avanti mango, passion fruits e banane dai baracchini sulla strada; non è ancora periodo di mango, sono piccoli e duri; le bananine invece sono sempre ottime, come i passion fruits. Prendiamo in grande quantità e riprendiamo il viaggio.
Mi sveglio di nuovo a Embu; ci fermiamo per una pausa ristoro all’Isaak Inn e sono contento insieme a James: sembrava già pomeriggio inoltrato e mi stavo preoccupando che il nostro driver non avesse toccato niente se non il volante; erano le 13.40 invece, quasi perfetto. Mangiamo veloce: samosas e patatine alcuni, insalata di frutta altri. Io mi bevo la mia seconda Stoney e la faccio assaggiare agli altri, riscuote successo (Stoney = Coca-Cola Company, assieme a Sprite, Fanta, Fanta-black, Lemon e tante altre).
Ci rimettiamo in marcia con lo stomaco pieno ed un po’ intontiti dal caldo che diventa sempre più forte. Io sono seduto a ovest, quindi sono proprio trafitto per tutto il viaggio… ma inserisco gli auricolari e mi addormento ancora; nei pochi momenti di veglia approfitto per fare foto lungo il viaggio assieme a Cristina, cui io e Mauro spieghiamo quello che si vede; il paesaggio è cambiato molto dall’ultima sosta: praterie sconfinate, risaie, gente che cammina e cammina…
gente in bici, venditori ambulanti, un cielo infinito; la strada è dritta e si attraversano villaggi estesi poche centinaia di metri; carretti trainati da muli; mercatini e attività di tutti i tipi animano il giorno di queste realtà lontane. Tante domande, curiosità, quesiti… almeno quanto i dossi disseminati (e talvolta invisibili!) che costringono a rallentare il viaggio. Qui le macchine sfrecciano e gli autisti sono spesso spericolati; il deterrente è costituito da dossi alti diversi centimetri, alle volte da non crederci, se passi a velocità media ti puoi sfasciare l’auto.
Dopo essere scesi di diversi metri sul livello del mare (Nairobi è a circa 1400m) si ricomincia a risalire verso Chuka (stessa altitudine), ultimo piccolo centro collegato con l’asfalto. Di qui comincia la danza, lo sterrato che ci porterà a Matiri. E’ già tardi e non abbiamo energie sufficienti per un salto al
coloratissimo mercato della città per la verdura, quindi imbocchiamo subito la terra battuta… Per James è la prima volta su una strada così, procede lento, sembra in attesa di arrivare; lo rassicuro spiegandogli che per 42km circa sarà tutto così invece, buche e sobbalzi, bambini, capre e fuoristrada, “feel free to go faster if you want…”, ironico…
E così ci immergiamo nella natura più viva; a questo punto sorge spontaneo chiedersi come mai proprio lì, come si è arrivati fin lì, a Matiri, a posare la prima pietra, a creare una comunità, a conoscere un popolo… “Padre Rondine trovò Matiri” ci spiega Mauro, ma non aggiunge altro… le missioni cattoliche (ma ce ne sono innumerevoli diverse, coptisti, avventisti del settimo giorno, del settimo santo, delle tre Marie, protestanti e cristiani) hanno per anni esplorato il Mondo, cercato terre vergini dove fare proselitismo e aiutare il prossimo; sono state le prime… Ora le cose cambiate, si è dovuto passare da lì, come in tante cose, soprattutto dagli errori…
La distanza dalla città e dal tempo non spiegano invece le dimensioni di quelle strade, larghe, enormi, sulle quali si avventurano giorno e notte carri, fuoristrada, pascoli, donne con bambini, bambini da soli… Era un mercoledì, l’ultimo tratto era ancora percorso da chi tornava dal mercato di Kathwana (a 20 min da Matiri) con gli oggetti comprati o invenduti… siamo quasi arrivati e comincia a calare il sole.
Arrivare a Matiri è un sollievo… qui il tempo è fermo… arriviamo alle porte dell’ospedale e ci apre il cancello Marigu. Saluta Mauro, saluta me con una forte stretta di mano, gli occhi pieni di sorpresa, non se lo aspettava! E, percorso il vialetto, giungiamo alla Casa del Tamarindo. Sotto al portico tutte le nostre valigie lasciate dal pilota Edward… arrivato già 2 ore prima. Salutiamo tutti e si parte con le presentazioni di chi giunge a Matiri per la prima volta.
Saluto Stefania, saluto Federica e conosco Anna, saluto Peter che mi solleva da terra con il suo energico abbraccio! Saluto Luciana ed Aldo, il tempo di una chiacchiera e andiamo anche a salutare Reginah, per un veloce aperitivo; sono le 18.30 quasi… Ad un certo punto sappiamo che Lucy è arrivata alla Casa con lo zio; non sta per niente bene da un po’ di tempo, si teme anche il peggio… Io e Stefania torniamo veloci per salutarla; sta meglio e ci dice che le analisi al Kenyatta arriveranno presto, forse lunedì…
La salutiamo calorosamente e mi faccio finalmente una doccia, dopo 2 giorni e tanta polvere raccolta lungo la via.
La serata finisce con la cena preparata da Luciana (fusilli al ragù) tutti insieme ed i festeggiamenti per il suo compleanno; una briscola con Stefania e Colomba nella fresca serata come qualche mese prima ed una calda e densa notte nella mia “nuova” camera: la n.6, dov’erano Sonia, Marianna e Elena, quella dove dal soffitto cadeva di tutto, quella che non si chiudeva la porta. Ora è un gioiello! Preparata dalle ragazze, con gli accorgimenti di Stefania, non poteva essere diversamente, e dispongo anche di una comoda scrivania di cui, la n.2 dove sono stato 1 anno intero, era sprovvista.
E’ davvero una bella sensazione, essere qui, mi sento come nel posto giusto nel momento giusto; la camera delle ragazze mi fa stare bene, i saluti, le persone, i ricordi… Stesi sul letto io e Stefania prepariamo la mia “to-do-list” per i prossimi giorni… Tante le cose da fare e non vedo l’ora!
Mi addormento di nuovo sudato e stremato, ma felice.
ciao Alessandro,
sono arrivato in fondo al tuo splendido racconto con un pò di nostalgia e invidia ( quella buona però).
Io sono stato poco in Africa, ma è vero mi hai ricordato il mal d’Africa come ha detto Gimo.
In bocca al lupo a te e ai tuoi amici.
Spero di vederti al ritorno.
ciao, Maurizio.
– Da Francesco del CCM Manta Group di Sololo per Alessandro –
Ciao Alessandro
Sono da pochi giorni rientrato da Sololo,scusa se solo ora ti rispondo, ma sono subito rimasto subissato da diversi impegni.
A leggere dalla tua mail l’ospedale dove lavori ha qualche facilità in più rispetto a noi, acqua potabile (una vera manna) fitodepurazione…comunque leggo che anche li i problemi non vi mancano. Ti descrivo in breve la situazione del sololo hospital.
Purtroppo l’ospedale di Sololo non possiede le tecnologie che mi descrivi,in parte legate alla zona dove è ubicato e alle restrittezze economiche che dobbiamo far fronte…
Ad esempio l’acqua viene pompata da alcuni pozzi collocati più a monte in ospedale,poi per caduta si distribuisce ai vari padiglioni, maternità-pediatria-infettivi-chirurgia e laboratorio.
Quest’anno abbiamo calato anche una pompa fotovoltaica (monitorata per un anno, prima di calarla definitivamente) comunque la profondità dei pozzi di aggira sui 130 metri, mentre la falda freatica (statica) a seconda delle stagioni si aggira sui 70-80 metri. Circa 400.000 litri d’acqua li raccogliamo dai tetti (acqua meteorica) per poi stoccarla negli steel tanks, ma purtroppo ci è sufficiente per alcuni mesi.
La nostra missione consisteva appunto di cedere energia eletterica alla vicina missione 400 mt circa, in compenso loro cedevano l’acqua in più all’ospedale. Il pozzo della missione ha una buona falda ed è collocato più a monte dell’ospedale.
Precedentemente in ospedale il gap acqua-pazienti era sui 4000 lt ora questo problema è stato superato. Notevole è anche il beneficio reso alla missione, la costosa gestione di un generatore di energia elettrica,manutenzione,approvvigionamento del carburante, pezzi di ricambio ecc…ora non esiste più come non da meno la fascia di energia elettrica a loro disposizione è più ampia nell’arco della giornata.
Francamente anche per me è stata una soddisfazione vedere i warter tanks dell’ospedale colmi d’acqua.
Questo in sintesi è stata la nostra missione di un mese.
Ines, mi ha stampato la tua mail e l’abbiamo letta a Sololo,con il gruppo al completo, certo che ha destato interesse, anche perchè con me avevo alcune persone, con un bagaglio tecnico notevole, che considero una vera primizia averli avuti a Sololo, oramai per alcuni di loro è la quarta missione.
L’unico nostro problema, è riuscire a trovare il tempo necessario per darti una mano, siamo tutti dipendenti anzi alcuni di loro hanno dovuto chiudere l’attività per poter stare via un mese.
In ogni caso il tuo appello è stato recepito, e inizierò a muovermi per vedere se ti trovo qualcuno, ovviamente con provate capacità tecniche e non solo.
ti lascio alcuni miei recapiti: Ciao e Buon Natale
Francesco Bono
Alessandro, ieri mi sono letto il tuo bellissimo racconto con calma. Hai descritto in modo eccezionale le sensazioni che suscita un viaggio in Africa, le hai descritte così bene che mi è ritornato il mal d’africa. Una malattia che non riuscirò a curare a breve, purtroppo.
buon lavoro e scrivici appena puoi.
Ciao Alessandro,
il tuo racconto è di quelli che non vorresti mai finire di leggere. Grazie per la poesia, buon lavoro a te e agli amici di lì e a presto:-)