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2 luglio 2009

Quanto vi costa smaltire dei PC obsoleti?

Parlo di costo economico, di tempo, ma anche ambientale.
Gli scarti IT sono un problema sempre più grande e oneroso da affrontare.

computer-dump

Proviamo a trasformare questo problema in una importante opportunità?
Riutilizzando i PC sostituiti e destinati alla rottamazione potremmo toglierli dalla destinazione inquinante nelle discariche e riportarli a nuova vita magari per utilizzi umanitari.

E se la raccolta dei PC, la rilavorazione per la messa a punto e la ridistribuzione ai nuovi utilizzatori venisse fatta da persone socialmente “border line” in un processo di reinserimento guidato nel mondo del lavoro?

In ISF stiamo valutando la fattibilità di questo progetto e il laboratorio IT già da tempo attivo nel carcere di Treviso per conto di Aton potrebbe essere la base per sviluppare questa attività.
La Direzione del carcere infatti, visto il successo dell’iniziativa e la ns disponibilità ad andare ancora avanti, sta terminando i lavori di ampliamento degli spazi che consentiranno un largo potenziamento del laboratorio.

Queste riflessioni ci portano a pensare che sarebbe bellissimo: utilità ambientale (meno PC nelle discariche) e doppia utilità sociale (per i destinatari dei PC “refurbished” e per il lavoro offerto ai detenuti) ce lo dimostrano chiaramente.

Rimangono da capire flussi/dimensioni di unità (sia offerte che richieste) e la sostenibilità economica, perciò pongo a tutti i lettori  queste domande:

“Nelle aziende in cui lavorate, che ne fate dei PC obsoleti?
Che destinazione prendono?
Quanto costa eliminarli?
Vi interesserebbe conferirli a ISF allo stesso costo dello smaltimento, sapendo che avranno una destinazione così utile?”

Ci sarà di grande utilità ricevere i vostri contributi, grazie in anticipo per lasciare nei commenti la vostra testimonianza!

 

scritto da           ISF Informatici Senza Frontiere Categoria Proposte, Tecnologia
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ISF Informatici Senza Frontiere 13 commenti

Commenti

  1. Luca Frassetto scrive:

    Io sto’ smaltendo proprio in questi giorni un bel po’ di materiale
    e sinceramente, conoscendone le caratteristiche tecniche e di funzionamento, non mi sentirei di girarlo a ISF.
    Forse un 10%-15% potrebbe essere riusato ma il tempo che dovrei dedicare per selezionare/recuperare non credo ne valga la pena.
    A breve sapro’ anche i costi per lo smaltimento e quindi vi aggiornero’.

  2. Aldo scrive:

    Ciao Giorgio,
    complimenti perchè la tua idea è molto interessante: conto di parlarne in settimana anche in azienda da noi per accertare se in linea di principio potremo anche noi conferire materiali utili alla tua idea di progetto in carcere e per la raccolta ipotizzata da Claudio (faccio sapere appena avrò i riscontri).

    Per intanto – allo scopo di un approfondimento sui concetti che state esprimendo su riciclo, riuso e riduzione e che per me sono del tutto nuovi tengo a condividere questo sito americano che fornisce una panoramica di cosa si fa in nord America:
    http://globalcrisis.info/computerrecycle.html

    In esso ricorre il riferimento di Techsoup (per contattarli bisogna però associarsi a ca. US$60) e cito come molto interessante anche il sito dell’osservatorio sull’ICT for development (ICTD) delle Nazioni Unite:

    http://sdnhq.undp.org/observatory/

    l’ho trovato buono per tre principali motivi
    - tratta molti capitoli in cui si raggruppano anche i principali progetti e studi di ISF
    - nell’area ENVIRONMENT raggruppa molte storie inerenti la valorizzazione degli “e-waste”
    - in generale questo sito quò anche dare spunti utili a un primo inizio di confronto per intavolare discorsi e sviluppare idee comuni con gli amici del gruppo ICTD del Prof. Heeks che ci hanno recentemente contattati dall’Università di Manchester.

    Ciao a tutti, Aldo

  3. Claudio Pieri scrive:

    L’idea, a mio parere è ottima, anche se l’organizzare il tutto non sarà facile. Adotterei anche sistemi che salvaguardino il fatto che ISF può raccogliere dei materiali ma non è una discarica!Qualche piccola esperienza in passato l’abbiamo già avuta.Sarei del parere che se per smaltire un pc un’azienda spende 20 euro gli stessi possono essere “investiti”, attraverso ISF, per il ripristino delle macchine. Si potrebbe in questo modo, almeno parzialmente, filtrare eventuali “malintenzionati” e nello stesso tempo concorrere al finanziamento dell’iniziativa. Credo che il passo successivo potrebbe essere anche il recupero del “software” argomento di cui nonrmalmente non se ne parla ma che troverei “etico” in quanto pure lui ha un suo costoe spesso è sottoutilizzato.

  4. Giorgio scrive:

    @Fabio: il progetto è in fase di studio di fattibilità, grazie per l’interesse e la disponibilità, ma i tempi sono un pò prematuri

    @Giovanna: le tue considerazioni sono molto interessanti e ho immediatamente ordinato il tuo libro!
    Sono d’accordissimo sul riutilizzo anche locale dei PC, come ad esempio nelle scuole o nei centri sociali (abbiamo già messo a regime diverse realizzazioni in questi ambiti)
    In ISF ci siamo definiti senza frontiere perchè crediamo in un’azione diretta verso chi ha bisogno, senza vincoli geografici.
    Certamente il nostro scopo non è scaricare rifiuti in Africa ma sostenere la lotta al digital divide, ovunque possiamo essere utili per combatterla.
    Sarebbe bello conoscerci e confrontarci di persona su questi temi!

  5. Giovanna Sissa scrive:

    I Pc vanno utilizzati fino al termine del loro ciclo di vita potenziale. Ho scritto un libro su questo, si intitola “Il compuetr sostenibile”. Ma riusiamoli localmente, non a scopo umanitari, per lo meno non in altri continenti!.
    Riutilizzamoli qui, ad esempio nelle scuole, usandoli come thin client:
    http:// wwww.osservatoriotencologico.it

    Si fa una gran confusione fra riciclo, riuso e riduzione. Io voglio fare del riuso locale, diretto. Il riuso è quello dell’apparecchiature intera, ancora funzionante.
    Per il riciclo servono gli impianti, ma la capacità di trattamento è lontana dall’essere in grado di smaltire le rali quantità di e-waste.Quindi buona parte dei pc dismessi dalle aziende finisce in Africa. E allora, riusiamo…Ma localmente. Usiamo la testa e le competenze informatiche per trovare lo configurazioni adatte! Non laviamoci la coscienza pensando di fare della beneficenza inviando l anostra spazzatura elettronica in Africa.
    E’ una sfida

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