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OPEN-SOURCE


Cosa vuol dire fare del software open source?



Una premessa per rendere comprensibile la risposta: “fare del software” significa scrivere un insieme di istruzioni (programmi) che il computer deve eseguire.



Il computer esegue le istruzioni formulate secondo le proprie modalità di funzionamento (ci si può immaginare una sequenza di zero e uno) che, dovendole scrivere in questo modo, metterebbero a dura prova oltre che la vista anche la psiche dei programmatori. Quindi sono stati inventati i linguaggi di programmazione, che consentono di scrivere programmi in modo molto più comprensibile per un umano (grossomodo in una specie di inglese tecnico) e una volta terminati di trasformarli nel linguaggio del computer. Il programma in versione ‘pseudo inglese’ comprensibile all’uomo viene chiamato “sorgente” (source in inglese) mentre lo stesso programma trasformato nel linguaggio del computer viene chiamato “eseguibile”.



Per decenni i programmatori hanno venduto ai clienti la versione eseguibile del loro programma e tenuto per sé il sorgente, mantenendo il potere sulla manutenzione e lo sviluppo. Ne consegue, per contro, che la capacità di ampliamento e miglioramento del programma sono strettamente legate alla capacità di chi detiene il sorgente, e la diffusione del programma può essere fatta solo con il pieno controllo da parte del produttore. Questo, infine, presuppone e impone che si operi in ottica di profitto.



Negli ultimi anni si è affermato un modello alternativo di sviluppo, non relazionato in prima istanza con le tecniche o i linguaggi di programmazione, bensì con il fatto che il sorgente (source) del programma sia pubblico, visibile, “aperto” (open). Questo modello diventa vincente quando il programma è reso disponibile in forma gratuita (questo passaggio non è immediato ma indispensabile) e chiunque lo utilizza è in grado di modificarlo e migliorarlo a beneficio anche degli altri utenti.



Ora, mi resta il dovere di una ultima esposizione, dal contenuto leggermente più tecnico. Ci sono molti linguaggi di programmazione, alcuni proprietari e a pagamento, alcuni proprietari e gratuiti, alcuni open source(!) e gratuiti. Certamente posso sviluppare un software open source con strumenti non open source, e lavorando su computer con sistemi operativi non open source, ma che c’è di meglio che farlo usando linguaggi a loro volta open source? Ecco quindi perché spesso si associa lo sviluppo open source con i linguaggi java, php, mysql ed il sistema operativo linux: sono tutti open source!



Cosa vuol dire fare del software open source?



Vuol dire scrivere dei programmi, possibilmente con strumenti open source, che chiunque possa uitilizzare a titolo gratuito, e che chiunque ne sia in grado (nel mondo) possa ampliarne le funzionalità e migliorarlo. Ci sono ovviamente delle regole e modalità di collaborazione perché le modifiche non siano in conflitto tra loro o magari peggiorative anziché migliorative. Ci sono anche delle regole che non consentono, partendo da software open source, di ottenere un prodotto con modello commerciale standard.



Si può facilmente dedurre che il modello open source si presta perfettamente ad operazioni gestite o coordinate da organizzazioni non-profit e ne viene da queste a sua volta rinforzato.



di Paolo Rossetto