Home > Eventi > I VINCITORI: Contest fotografico ISF – “La fotografia con un’anima”

La giuria ha selezionato all’unanimità le tre opere vincitrici del contest fotografico promosso da Informatici Senza Frontiere: LA TECNOLOGIA CON UN’ANIMA 

Con questo contest fotografico Informatici Senza Frontiere ha invitato giovani creativi e creative a raccontare, attraverso un singolo scatto, le trasformazioni che la rivoluzione digitale sta portando nella vita quotidiana e nella nascita di nuove dinamiche sociali.

Le fotografie saranno esposte alla Biblioteca Civica G. Tartarotti di Rovereto (TN) a partire dal 10 febbraio.

Congratulazione ai vincitori/trici e grazie a tutte/i partecipanti. Qui sotto le motivazioni della nostra giuria: Alessandro Cristofoletti (fotografo e autore), Laura Sara Davì (photo editor e giornalista), Dino Maurizio (Informatici Senza Frontiere) e Mauro Zanchi (critico d’arte, curatore e saggista)

Vincitore:  Matteo Capone – Abel

Fotografo romano, formatosi allo IED e in fotogiornalismo contemporaneo, Matteo Capone indaga il rapporto tra figura umana e territorio, tra realtà sociale e trasformazione visiva.

La foto è semplice: un mezzobusto di androide dalle fattezze di un ragazzo su sfondo neutro. Tuttavia lo scatto cattura un movimento e la testa risulta mossa. Grazie a questo mosso, l’immagine avvicina ancora di più la macchina all’uomo, alimentando la sensazione di Uncanny Valley, quel disagio percettivo che proviamo quando qualcosa è quasi umano, ma non del tutto. Allo stesso tempo, il mosso confonde i lineamenti dell’androide, costringendo il cervello di chi guarda a compensare le informazioni parziali nella foto creandone di ideali: in questo caso, la forma generale percepita è quella di una persona reale, non di una macchina. La miscela fra umano e artificiale è resa con efficacia, grazie anche a un uso del colore appropriato, semplice ma funzionale. Complimenti all’autore per aver ben espresso il tema del rapporto uomo-macchina, con una resa tecnica e contenutistica coerente e incisiva.

Premio tecnica fotografica: Kevin Marcocci – Cave Canem 

Kevin è uno studente di psicologia e fotografo di street photography con interesse ai paesaggi urbani e alla loro dimensione etica. 

La foto è straniante sia a livello formale che di contenuto. Il cane robotico, il soggetto principale, è tagliato e fuori fuoco, mentre sullo sfondo, a fuoco, altri due soggetti sono lasciati alle loro rispettive solitudini. Dentro uno spazio asettico e freddo, che ricorda più un caveau che una camera mortuaria, nessuno interagisce o comunica con nessuno. Il soffitto nero fa apparire tutto il resto come la scenografia di uno spettacolo teatrale, una messinscena. Il rigore architettonico dell’inquadratura fa venire dei dubbi sull’intenzionalità delle grossolane imprecisioni tecniche. L’idea di mettere assieme robot, vigilanza e morte è molto interessante e originale; tuttavia, il soggetto in primo piano non è sottolineato abbastanza e la resa, pur curata nello sfondo, avrebbe richiesto maggiore attenzione ai dettagli del cane robotico, che emerge solo a un secondo sguardo. Nonostante ciò, il rapporto fra uomo e tecnologia, in questo scatto, non è raccontato o documentato, ma è proposto in forma allusiva e inquietante, come un’ombra nera che spunta da dietro l’armadio.

Premio creatività: Roberta Di Battista – Uno, nessuno e centomila

Fotografa abruzzese impegnata nel mondo culturale e sociale, Roberta Di Battista racconta attraverso le immagini il proprio territorio, le sue criticità e i temi della sua generazione.

Si tratta di un autoritratto parziale e frammentato dell’autrice, proiettato sugli schermi di due cellulari. A circondarli, vari device spenti fra tablet, lettori mp3 e vecchie macchine fotografiche. L’opera funziona come una panoramica sull’evoluzione dell’era digitale, un avvertimento sulla fragilità delle informazioni conservate su supporti elettronici, e mostra come la tecnologia abbia guadagnato un ruolo nella costruzione della nostra identità e nel modo in cui ci percepiamo e relazioniamo agli altri. Il tema della frammentazione dell’io è sviluppato con efficacia, e l’idea è resa chiaramente; tecnicamente l’immagine è basilare ma efficace. Piccoli dettagli, come le pieghe dello sfondo, avrebbero potuto essere curati meglio, ma nel complesso l’opera riesce a comunicare il concetto e a stimolare riflessioni interessanti sul rapporto fra identità e tecnologia, pur trattando un tema già noto.